F A B I O G R A S S I
F A B I O   G R A S S I

Paolo Ferrari

Paolo Ferrari



Paolo Ferrari, nasce a Bergantino nel 1968, dove vive e lavora. 
Autodidatta, dipinge in modo professionale ormai da più di 15 anni, combinando con armonia ed originalità, sia quadri, sia sculture ed oggetti d’arredamento. 
Ferrari ama possedere ed esercitare un’arte eclettica ed una passione per l’estetico, capace di cogliere tutte le sfaccettature del bello: “L’obbiettivo principale della ricerca di un artista completo, afferma lo stesso Ferrari, è quello di non fermarsi mai, bensì continuare a sperimentare materiali e forme”. 
Così, un’inesauribile sete di sperimentazione, lo porta a catturare e ad interrogare sempre nuovi materiali, ad elaborarli e a trasformarli, giocando su un filo invisibile tra pittura e scultura. 
Nel 1995, realizza la prima mostra a Palazzo Strozzi a Bergantino, dove riscontra un grande successo sia di pubblico, sia di critica: evento che lo spingerà a proseguire il proprio cammino poietico attraverso i percorsi dell’arte e del bello. Dopo varie esposizioni, nel 2001, partecipa alla “Biennale d’ Arte Contemporanea Leonardo da Vinci Terzo Millennio” a Roma, dove si aggiudica il III° premio, su un totale di oltre 400 artisti selezionati. 
Ha infine realizzato importanti lavori per “Absolute Vodka” (Svezia), esponendo inoltre le proprie opere a Berlino, Germania, al B&b e a Ginevra, Svizzera, alla Krisal Galerie. 
Nel 2001, inaugura la sua galleria a Bergantino, ricavata da un vecchio mulino ristrutturato, che fungerà sia da “Show Room”, sia da abitazione: connubio questo straordinario tra arte e vita, dove la quotidianità, diviene anch’essa opera d’arte. 

PAOLO FERRARI

 

Un’arte che sorprende, colpisce, incanta, per dimensioni, colori e forme plastiche tridimensionali....un’arte che cattura ed interroga i materiali, le forme e i suoi interlocutori....un’arte che elabora la materia e la trasforma, giocando su un filo invisibile tra pittura, scultura e designer.....un’arte che infine riconduce all’artista Paolo Ferrari, il quale sorprende l’osservatore attraverso una ricerca che non ha nulla a che fare con l’idea di quadro dipinto, ma che vuole tuttavia proporre un gesto pittorico poietico e poetico, presentandosi come informale materico sul palcoscenico del bello, dell’estetico e perché no della vita stessa, sono gli elementi che caratterizzano l’iter artistico e l’apprendistato pittorico dell’artista e delle sue opere.
Nato a Bergantino nel ’68, l’artista riscopre continuamente il contatto e l’elaborazione dei materiali, il gioco dei colori, delle sfumature e delle ombre, dove quest’ultime, in fondo, divengono ritagli impercettibili o percettibili appena della luce, che risulta essere quasi sempre irreale, o meglio surreale.
Sarà per questo, che Paolo Ferrari, predilige le superfici di striscio, la percezione tattile-materica, che richiama mondi iperuranici e lunari: esplosioni preadamitiche, dove il magma e la materia primordiale, esplodendo, trovano una propria dimensione ed un proprio senso nell’opera dell’artista, che anche per questo, ricerca la monocromia di colori assoluti e magici come quelli dell’oro e dell’argento.
Non è dunque un caso, o meglio, è una casualità voluta, l’utilizzo di materiali come il poliuretano espanso, che nell’atto del suo utilizzo sulla tela, esplode, si espande, avvolge, fagocitando lo spazio ed il tempo in un atto irripetibile ed unico: quello del fare arte, che sorprende lo spettatore anch’egli fagocitato e catturato dalla materia, dall’irresistibile desiderio del contatto con quella superficie che prende corpo e sostanza, ricercando impercettibili significanze, nelle infinite traduzioni a cui l’arte di Ferrari si presta.
Ecco che forse, proprio qui, il connubio tra arte e bello, tra estetico inteso come il “baumgartiano” “ars pulcre cogitandi” ed il verbo greco, da cui lo stesso lemma “estetica” deriva, ovvero percepire, sentire, si fa vivo più che mai: la percezione diviene quotidiana, il contatto con l’opera è continuo, l’artista vive e lavora nella sua “home-gallery”, a contatto con le sue opere, il visitatore che è anche amico e frequentatore della quotidianità dell’artista, respira l’opera non più con quel senso sacrale ed asettico del museo, ma con quello confidenziale di una casa bella ed accogliente.
Il museo o la galleria, divengono insomma la casa di ogni giorno, le stravaganti poltrone, sofà e lampade, oltre ad essere opera d’arte, sono anche oggetti del vivere quotidiano: si assiste cioè ad un processo ribaltato, rispetto a quello utilizzato da Marcel Duchamp con le sue “fontane-orinatoi”, che estrapolati dal contesto quotidiano ed inseriti in quello museale, vengono investiti dalla sacralità dell’opera; qui l’opera invece, è tolta dal museo e vissuta giornalmente.


Ma, in fondo, i giochi materici di Ferrari, vengono ad identificarsi con i moti dell’anima dell’artista: turbolenze, capricci, spasmi, esplosioni che lo spirito inquieto
produce, che la materia rappresenta, che Ferrari concretizza, sono forse i segreti dell’artista.
Egli, li cattura inavvertitamente, per poi fermarli ed elaborarli sulla tela, nell’uso insolito di materiali come sabbia, commista di colore e colori, in quei giochi ottici, che ingannano il pubblico che li guarda, mutando di volta in volta colore e dimensione, in base alla prospettiva, ai punti luce, al fruitore.
Quella dell’artista allora, è un’arte che magicamente incanta, che Paltone, definirebbe menzognera ed ingannatrice, ma che in fondo, sa stuzzicare le corde dell’emotività e della creatività, del bello tout-court, ma anche quello di una spiritualità superiore, iper-materica, quasi irreale nelle sue coloriture calde dell’oro, dell’argento e delle polveri metalliche.
Ferrari, premiato terzo alla Biennale d’Arte Contemporanea “Leonardo da Vinci” di Roma, si mette in gioco, invita al gioco di prospettive, modellando a sua volta la materia informe attraverso una gestualità mirata e controllata, con colpi si spatola, plasmando l’implasmabile, attraverso quell’atto assoluto e per certi aspetti irrazionale che il “diaframma della mano” dell’artista rappresenta.
Le origini dell’arte di Ferrari, si trovano a brandelli, in diversi movimenti artistici dell’arte del ‘900, in una sorta di eccletismo e riorganizzazione, che si perdono anch’essi nella materia informe che egli rappresenta: ecco allora che è possibile ravvisare le tracce di Yves Klein e del “Noveau Réalisme”, per ciò che riguarda la sua ricerca monocomatica dell’oro, ma anche per certi aspetti quelle di Fontana nel suo “Concetto Spaziale”, in cui si registra l’accidentalità degli interventi, con l’inserimento di sabbie e lustrini.
Ferrari tuttavia, rivisita e ripercorre le correnti artistiche, prendendo le distanze da generie e riferimenti storico-culturali, pur non negandoli: la sua diviene allora una ricerca in se stesso, capace di volta in volta di rappresentarsi nella caoticità e plasticità della vita nelle sue sfaccettature.
Ma al di là delle critiche e delle parole, ancora una volta è l’opera a parlarci, a trasmetterci quel senso della vita e del sogno, quella capacità dell’oltre e del meraviglioso i cui confini e contorni, solamente l’arte è in grado di tracciare e solamente l’opera di manifestare.
Pertanto: “Molte son più antiche le cose che le lettere.....a noi basta la testimonianza delle cose” (Leonardo da Vinci).

 

Davis Raddi

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