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Genti Tavanxhiu

Genti Tavanxhiu mentre scolpisce l'opera "Spirale"

E’ un sincero piacere aprire ufficialmente le attività dell’Associazione Culturale Lin Delija con una mostra dell’amico e giovane scultore Genti Tavanxhiu. Anche lui come molti di noi ha “respirato” l’arte di Delija a Villa Mentuccia e, anche se con modalità ed esiti personalissimi, ne porta interiormente traccia. Una volta elaborati i canoni dell’estetica classica con i quali si confronta in Italia, la sua attenzione si concentra sempre di più su un linguaggio di tipo informale, pur mantenendo la motivazione ideativa iniziale che solitamente dà anche il titolo all’opera. 

l senso classico della misura persiste anche in opere più recenti, come nella ispirata “Madonna delle Grazie” della Chiesa di “Santa Maria Assunta” di Vazia (Rieti). Il rilievo si declina nelle equilibrate suggestioni compositive rinascimentali di un Piero Della Francesca, pur rapportandosi dinamicamente con i vorticosi volumi della sede e dell’ambone, trovando nuovamente stabilità nel severo altare. 

Secondo questo tipo di dialettica si può tentare un varco per accostarsi all’opera di Tavanxhiu, nel continuo esaltarsi e manifestarsi degli opposti: statico-dinamico, maschile-femminile (si veda a tale proposito il tuttotondo “Etruschi” del 2004, in cui il riferimento iconografico è chiaramente denunciato nel titolo), verticale-orizzontale, levigato-scabro ( nel “Busto femminile” il non finito sembra suggerire la seduzione della forma sulla materia)…pieno-vuoto. 

L’ottocentesco “Cilindro” del 2005 viene riproposto in una sorta di accelerato processo di fossilizzazione operato dal nostro attuale modo di sentire il tempo, come se i venti di parecchi secoli lo avessero scarnito. Certo che il vento è spesso un “collaboratore” di Genti, egli è solito lavorare “en plein air” nella sua abitazione-studio immerso nel paesaggio collinare marchigiano. Anche il grande scultore inglese Henry Moore riconosceva l’arricchimento che era giunto alla sua ispirazione lavorando all’aria aperta, in sintonia con le manifestazioni della natura. La natura si ripropone ancora, questa volta nelle forme archetipe ma non prive di una certa ironia in opere come “il serpente” o nelle tessiture organiche e brulicanti della vivace produzione pittorica. 

 

Fabio Grassi. Marzo 2005.

Genti Tavanxhiu. Monumento.
Genti Tavanxhiu. Etruschi.
Genti tavanxhiu. Busto femminile,omaggio a Viani.

 

Genti Tavanxhiu, da Fonòpoli a Dubai.

C’è Fonòpoli di mezzo, c’è l’idea che si concretizza…c’è un bozzetto che si traforma in opera compiuta.

Tra gli artisti selezionati al concorso “Ulisse oltre le colonne d’Ercole” c’era anche lui, Genti Tavanxhiu. Nato a Scutari, già allievo del pittore Lin Delija e stabilito da molti anni nella campagna picena, il giovane scultore colpì per la forza della sua opera “Il carico del viaggio”. Il tuttotondo in pietra rossa che misurava venti  centimetri di altezza ora è diventato una monumentale scultura alta due metri e mezzo di bianca pietra di Oman. E’ la magia dell’arte, dicevamo della forza delle idee.

L’opera si trova a Dubai dove Genti ha partecipato al Symposium Internazionale di scultura e pittura organizzato dalla EMAAR, società che sta realizzando nella capitale degli Emirati Arabi la Burj Dubai, la "torre di Dubai", il grattacielo che una volta terminato sarà il più alto del mondo.

Genti ha potuto realizzare in due settimane di duro lavoro la sua opera nel suggestivo allestimento del Symposium in riva al mare, sulla spiaggia di Jumeirah di fronte all’isola artificiale in corso di costruzione che vista dall’alto avrà al forma del mappamondo. L’avvenimento ha visto la partecipazione istituzionale dello sceicco Mohammad Bin Rashid al Maktouh, Vice Presidente UAE e Governatore di Dubai. La scultura sarà permanentemente collocata insieme alle opere degli altri artisti internazionali (13 scultori e 15 pittori) nel complesso collegato alla Burj Dubai.

“La scultura in pietra per me è qualcosa di solido, di pieno, di rotondo, di pesante che proviene dalla natura stessa della materia che viene scolpita”. Sono queste le parole di Genti Tavanxhiu che nel grande piede col suo enorme peso, scolpito da un masso, ha voluto esemplificare oltre alla presenza inconfondibile dell’uomo che lascia come gli animali la sua "orma" sul terreno, soprattutto il cammino della sua vita quotidiana.   

In riferimento all’opera dello scultore Scutarino, nel  catalogo edito da Fonòpoli Giusy Caroppo sottolineava come “…il piede si fa propaggine di una gamba eccessiva, iper-gonfia, come una sorta di “gotta” concettuale, per diventare metafora di tutte quelle storie, visioni, conoscenze di cui diviene contenitore, protagonista assoluto e solo”.

 Il viaggio partito da Fonòpoli è andato avanti e si è concluso in un ambiente dominato dalle dune del deserto ove l’uomo attraverso l’ingegno, la tecnologia e la fatica è riuscito a modificare ed imbrigliare le forze della natura, della sabbia e del mare.

 

Fabio Grassi (articolo tratto da Infonòpoli)

Genti Tavanxhiu. Il viaggio. Dubai.
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