F A B I O G R A S S I
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Le porte dell'immaginazione

da "Infonòpoli" anno 3 n°2, dicembre 2004

 

"Il vero, si sa è sempre convincente e lo devi accettare sia nel bello che nel brutto, il verosimile apre le porte all’immaginazione e mentre lo osservi se lo accetti vieni quasi rapito da un incanto". Questo il geniale scenografo e costumista Danilo Donati scriveva a proposito del senso della finzione nello spazio scenico. Anche Pablo Picasso era solito dire che "l’arte è quella menzogna che ci permette di comprendere meglio la verità”.



Quella sorta di filosofia del fare artistico Fabio Grassi se l’è "incollata" addosso fin dai primi allestimenti teatrali, fiducioso che quel mestiere gli avrebbe permesso di osservare il mondo da quella sognante finestra privilegiata che è il boccascena. Di qui la predilezione per i materiali estranei alla scenotecnica tradizionale, ideali però a suggerire inedite modalità spaziali e pittoriche.

Dal 2001 al 2004 firma le scene di due lavori: il lungometraggio "Kate" (prodotto dalla Crayons picturese dal Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le attività Culturali), con la regia diRoberto Lione e musiche di Giovanni Bacalov, e la serie di cartoni per la TV "Taco & Paco" (prod.Crayons Pictures e RAI Cinema Fiction, per il contenitore de "La Melevisione"), sempre con lo stesso regista.

Sia il film, liberamente ispirato alla shakespeariana "Bisbetica domata" che la serie TV, con protagonisti un coccodrillo rosa e un tucano che vanno alla scoperta della natura, sono realizzati interamente con carta colorata, la stessa che usano i bambini a scuola. Effettivamente più che di stop-motion sarebbe più corretto parlare di paper-motion, termine appositamente coniato da Lione stesso.

Il Canal Grande

 

Quella finestra non l’ ha mai tradito, nemmeno quando ha indirizzato il suo interesse nel cinema d’animazione in stop-motion.

 I personaggi, ideati e realizzati dalla fantasiosa costumista Irene Veschi, devono essere mossi impercettibilmente e fotografati per ventiquattro volte in ogni secondo di ripresa, in modo che l’azione del movimento risulti fluida durante la visione.

I tempi di lavorazione sono lunghissimi, a volte ci vuole una settimana per avere un minuto di girato e il film "Kate" ha infatti avuto una lavorazione superiore ai due anni. E’ stato imponente anche il lavoro scenografico, oltre alle ambientazioni in scala, il mondo di carta prevedeva anche il più piccolo oggetto di scena, creato dalle mani esperte di abili assistenti e costruttori.

Grassi stesso dice che "nella fase iniziale della progettazione si è deciso assieme al regista e allo sceneggiatore Andrea Sfiligoi, di non legarci necessariamente al periodo rinascimentale nel quale si colloca la storia, quanto piuttosto di concepire un mondo a parte, con continue e divertenti incongruenze e citazioni extratemporali. Le suggestioni di un dipinto veneziano, l’atmosfera del vecchio palazzo, i colori di un videoclip, macchinerie leonardesche, certi ambienti pop-kitch. In una scena occorreva costruire l’interno di un teatro e, non solo per campanilismo, ho riproposto l’elegante opulenza del teatro Flavio Vespasiano di Rieti, rivisitato con forme e colori tipiche del cartone animato. Questa scena come quella del Canal Grande di Venezia e altre ancora, hanno richiesto una lunga lavorazione, cura estrema nei dettagli e numerosi interventi di restauro sul set (la carta sottoposta al calore dei riflettori subiva danni continui), nonostante appaiano nel film solo una manciata di secondi".

A proposito delle dimensioni delle scene che sullo schermo appaiono vastissime, aggiunge che "lo sviluppo tipico di un set era di un minimo di due metri per tre, e le scene ideate in proporzione con personaggi alti circa trenta centimetri. In alcuni casi, ù ovviamente, è stato necessario costruire banchi di ripresa di misure maggiori".

Lo studio di Fabio è un luogo coloratissimo, dove su tutto prevale la carta: sul tavolo segnata dai bozzetti, piegata, tagliata e ancora integra, o trasformata in alberi, quinte, palazzi, stravaganti automobili e macchine volanti. Un vero "Paese dei balocchi" tanto bello quanto fragile, ma si sa che la scenografia è tra le arti una delle più effimere e quel mondo è destinato a vivere solo nello schermo…oltre quella finestra.

il teatro (foto di scena)
l'aereobotte
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© Fabio Grassi